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In un freddo pomeriggio invernale, intriso di cultura ed emozione, la nota musicista e scrittrice isernina Andreina Di Girolamo ha incantato il pubblico presso il prestigioso salotto culturale de La Molisana nell’ambito della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”, dove, presentata dalla squisita Michaela Marcaccio, ha condiviso la sua ultima fatica letteraria, “Quel venerdì di settembre dal sole slavato e stanco” (Dieci Lune Edizioni-Frosolone, di Fatima Fraraccio). L’evento, accolto da una folta cornice di spettatori, si è rivelato un momento di profonda connessione tra l’autrice e i suoi lettori con il supporto della brava giornalista Anna Maria Di Pietro e grazie a un’atmosfera intima e ricca di suggestioni.

Durante la presentazione, sin dalle prime battute è emersa con chiarezza l’intensità emotiva del romanzo e come questa sia capace di intrecciare con delicatezza la narrazione con riflessioni universali sull’esistenza, sul tempo e sulle fragilità umane. Il titolo, evocativo e poetico, lascia già intravedere la sensibilità e l’empatia dell’autrice nel catturare sfumature sottili della vita quotidiana, trasformandole in immagini letterarie di grande intensità. Attraverso una narrazione intima e dettagliata, infatti, Andreina Di Girolamo ci conduce nelle vite di uomini, donne e bambini che popolano il borgo di un  paese italiano, ignari del fatto che le loro esistenze siano sul punto di essere travolte dalla furia della guerra in quel venerdì, 10 settembre 1943. Le pagine si animano di scene di vita quotidiana e ogni persona è tratteggiata con cura, ogni dettaglio restituisce l’umanità di chi, in quel momento, viveva senza immaginare che il cielo si sarebbe trasformato in un abisso di fuoco e distruzione. L’autrice non si limita a descrivere gli eventi, ma dà voce ai pensieri, ai sogni e alle speranze di ciascun protagonista, spezzati nell’istante in cui il rombo degli aerei squarcia il silenzio e la pioggia di bombe cancella volti, storie e luoghi. Il romanzo non è solo un racconto di dolore, ma anche un atto di memoria. Ogni pagina restituisce dignità a chi è stato vittima silenziosa della Storia, a chi ha dovuto subire senza possibilità di scelta. Attraverso una scrittura densa ed evocativa, l’autrice ci invita a riflettere su ciò che spesso viene dimenticato: la sofferenza delle vite ordinarie, quelle che non finiscono nei libri di storia ma che costituiscono l’anima stessa di una comunità.

In conclusione questo romanzo non racconta solo una tragedia ma è un’opera che ci interroga e ci commuove, ricordandoci che dietro ogni evento storico ci sono volti e storie che meritano di essere ascoltati. Un tributo a chi ha guardato il cielo per l’ultima volta e a chi continua a guardarlo, cercando oltre le nuvole una promessa di pace.

Articolo tratto da Termoli Wild